Da La Repubblica del 17 agosto 2025 – Marco Falcone non si tira indietro. Sullo stato di salute di Forza Italia in Sicilia e su quello della maggioranza di centrodestra, di cui ha fatto parte fino a un anno fa, quando ha lasciato il ruolo di assessore all’Economia per volare al Parlamento europeo. «Il leader di una maggioranza deve riuscire a fare sentire i deputati partecipi, così si tiene unita una coalizione senza bisogno di richiami costanti o punizioni».
La maggioranza di cui faceva parte è più litigiosa che mai. Quali sono i veri motivi dei dissidi?
«Una maggioranza deve ritrovarsi attorno a un progetto politico che crei entusiasmo. Una prospettiva che si basi sulla partecipazione, non sulla coercizione. Purtroppo forse questo elemento manca. Anche alla luce del fatto che tra due anni si vota, ogni deputato gradirebbe sentirsi parte di un progetto di sviluppo del proprio territorio. Quando un leader di una maggioranza riesce a farlo, tiene unita la coalizione senza bisogno di richiami costanti o punizioni».
Molti lamentano che Schifani faccia figli e figliastri…
«Se alcuni deputati si sono lamentati vuol dire che hanno ragione di poterlo fare. Nell’ultima manovra di bilancio ci sono stati dai 16 ai 18 franchi tiratori, è mezza maggioranza. Ci sono delle difficoltà oggettive che andrebbero affrontate e risolte. Sono pochissimi i deputati che pubblicamente si lamentano, ma la maggior parte di loro si ritiene esclusa dalle scelte importanti e molti lamentano che la Regione non faccia proprio scelte importanti».
I mal di pancia dentro Forza Italia sono una rappresentazione giornalistica come detto da Schifani?
«Secondo me Schifani sbaglia a sottovalutare queste difficoltà molto evidenti. Rischiamo di rappresentare una politica litigiosa e più impegnata nella distribuzione del potere che nella risoluzione dei problemi reali dei territori. Personalmente starei più attento. Queste valutazioni dovrebbero competere sia a chi guida il governo regionale sia a chi ha la responsabilità del partito, che purtroppo oggi non esiste in termini di organizzazione, ma solo come sommatoria di voti».
Tajani ha aperto a una svolta storica con l’elezione del segretario regionale. Lei ha già annunciato una candidatura alternativa a quella del segretario attuale Marcello Caruso. Perché?
«Il 2027 sarà cruciale. Dopo 70 anni un premier del centrodestra può essere rieletto a capo del governo. Non è mai accaduto. Ma dobbiamo lavorarci, nulla è scontato. Anche in Sicilia Forza Italia può rappresentare una grande forza. Ma ci vuole una leadership che non sia la risultante di rattoppi o di ragionamenti piccoli. Oggi a Forza Italia Sicilia mancano la visione, il progetto, la caratura. Caruso può essere un buon funzionario di partito, ma non è un leader. Lo sa lui, lo sanno gli organi nazionali del partito, lo sanno tutti».
Lombardo ha detto che punta a qualcosa di più che a una federazione con Forza Italia. Secondo lei che ruolo dovrebbe avere?
Il Mpa è essenziale. Lo è da 20 anni, è stato sempre vicino a Forza Italia e quest’anno è stato determinante affinché Caterina Chinnici sedesse con me in Parlamento europeo. In maniera lungimirante Tajani ha voluto una federazione. Lombardo ha contribuito all’elezione di Musumeci e di Schifani alla presidenza della Regione. Per cui la riconoscenza non deve essere un valore del giorno prima, deve essere anche dopo».
In questo primo anno di attività in Europa di cosa si è occupato? E cosa la attende al rientro delle ferie?
«La cosa di più vado orgoglioso è il lavoro per l’abbattimento del tasso degli interessi, abbiamo superato le prima perplessità di Christine Lagarde, governatore della Bce. Questo ci aiuterà anche con i dazi Usa. E poi aver convinto la Banca europea degli investimenti a fare interventi strutturali in territori insulari, Sicilia compresa, di sostegno alle famiglie, alle imprese e alle innovazioni».
Da ex assessore alle Infrastrutture, davvero crede che questo progetto porterà alla realizzazione del ponte sullo Stretto? Ed è corretto che la Sicilia ci metta 1,3 miliardi?
«Il Ponte è un’opera che farà la storia. Le perplessità sono ideologiche, i tecnici ci hanno insegnato che dal punto di vista ingegneristico tutto è possibile. Ha fatto bene il governo nazionale ad avere stabilito che una parte del Fondo sviluppo e coesione sia destinata al ponte. Noi come Sicilia dobbiamo impegnarci a spendere la restante parte a nostra disposizione».
Un’ultima cosa: per le prossime Regionali è scontato uno Schifani bis?
«In genere un presidente o un sindaco sono proiettati a una riconferma. Ma in politica nulla è scontato, vedremo cosa succederà nei prossimi due anni. Non lo escludo, ma è presto per parlarne. Non vorrei usare quella frase che si usa tanto con i papi favoriti al conclave…»



