Intervista al vicecapo delegazione di Forza Italia al Parlamento Europeo, protagonista dell'iniziativa politica a difesa dell'euro digitale

Falcone a “Il Foglio”: «Abbiamo portato il PPE sulla strada giusta. Ora a lavoro per l’euro del futuro»

Roma. “Mi sono fatto carico di chiarire la posizione del Ppe sull’euro digitale” dice al Foglio Marco Falcone, vicecapo delegazione di Forza Italia (anch’essa nel Ppe) in Parlamento europeo, “I due emendamenti non sono altro che una linea: chi è a favore e chi non lo è. E noi, dando seguito alle indicazioni del vicepremier Antonio Tajani e quindi di tutto il governo, lo siamo”. Ieri in plenaria l’Europarlamento ha votato il rapporto annuale della Bce per il suo operato nel 2025. E, insieme al rapporto, sono stati approvati due emendamenti sull’euro digitale che di fatto ribadiscono la volontà del Parlamento europeo per una versione online e una offline della valuta digitale, e che la qualificano come progetto essenziale per la sovranità monetaria europea.

E’ lecito pensare che gli emendamenti sull’euro digitale debbano essere proposti sull’omonimo dossier ora al vaglio della commissione Econ. Se non fosse che quello di ieri è stato un vero e proprio test politico, con circa il 70 per cento degli eurodeputati (incluso il Ppe tedesco) che si è detto a favore di entrambi gli emendamenti. A uscirne rafforzata è stata soprattutto la linea della Commissione e della Bce. Mentre, nei fatti, è stata ribaltata l’impostazione del relatore spagnolo sull’euro digitale, Fernando Navarrete (Ppe). Navarrete, nell’autunno 2025, aveva chiesto di partire solo dall’offline e di rendere l’online subordinato all’assenza di alternative private paneuropee, sollevando il tema della disintermediazione bancaria e della fuga di depositi (già smentita da numerosi paper accademici e mitigata grazie ai limiti di detenzione). E, nel suo attacco alla promessa di privacy, aveva perfino paragonato l’euro digitale allo e-Cny cinese.

In questo modo il Parlamento europeo ha detto no alla linea Navarrete? “Sostanzialmente sì”, risponde Falcone, “Per noi euro digitale significa in primis contante digitale, mentre per Navarrete non può essere una moneta, ma solo un sistema di pagamento. Ma l’euro digitale non toglie nulla al contante cartaceo. Poi è anche un sistema di pagamento in “mani pubbliche”: una chiara espressione di sovranità monetaria per rendere l’Europa più competitiva, anche nei confronti degli Stati Uniti” commenta il vicecapo delegazione di FI. “Questo vuol dire che non possiamo essere più subordinati ai privati. Se, per assurdo, qualcuno staccasse la spina di Visa e Mastercard? Rimarremo privi di servizi di pagamento”, sottolinea Falcone. Poi continua: “Ecco perché l’Europa prima di tutto deve dotarsi di strumenti propri per salvaguardare la sua autonomia, la sua indipendenza, e la sua sovranità europea. Se poi qualcuno sceglierà di utilizzare altri strumenti di pagamento non saremmo certo contrari: siamo assolutamente per la libertà di mercato. Non c’è nessun obbligo di utilizzare l’euro digitale”.

Ma perché allora il Ppe ha nominato come rapporteur sul progetto Navarrete, con chiare posizioni vicino alle banche? “E’ un grande amico, esperto di politica monetaria e di banche. E teneva tantissimo alla nomina, è stato forse ritenuto più adatto”, risponde Falcone, “Ma nel 2024 Navarrete voleva riaprire il compromesso per affermare un punto: che il report sull’euro digitale non poteva essere particolarmente a favore, ma doveva limitarsi a prenderne atto perché a decidere doveva essere la politica”, riflette l’eurodeputato, “Però capimmo che dare a Navarrete la titolarità del dossier era come dare un indirizzo politico, tanto che fino ad adesso la posizione del Ppe era stata esplicitata solo da lui, senza rappresentare la volontà delle diverse delegazioni. Quindi in questi mesi abbiamo lavorato sapendo che in molti eravamo e siamo in accordo con il Consiglio, la Bce e la Commissione”.

E sulle frizioni con il mondo bancario Falcone dice di non aver riscontrato particolari avversioni. A riguardo, proprio qualche giorno fa il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha confermato l’importanza geopolitica del progetto, e ha rassicurato le altre banche che la Bce è pronta a compensare qualsiasi stress derivante dall’euro digitale. Falcone poi conclude: “Forza Italia sarà una garanzia affinché questo progetto possa proseguire. Quando si parlava di introdurre l’euro ero un giovanissimo sindaco, e pensavo che difficilmente si sarebbe realizzato. Quindi agli scettici dico: vi faremo ricredere fra 4-5 anni”.

Emerge così la fotografia di un parlamento che alterna impulso strategico e freno politico. Spinge sull’autonomia quando la sfida è sistemica, ma rallenta quando l’integrazione incide su equilibri politici e settoriali interni. Un mese fa ha frenato il Mercosur, ieri ha invece scelto di accelerare sull’euro digitale.

Davide Mattone