«Favorire la partecipazione, dare una speranza ai siciliani. Gli elettori devono avere una curiosità verso di noi»

Falcone a La Repubblica: «In Sicilia FI torni a parlare alla gente. Aprire nuova fase premiando merito e giovani»

«È necessario dare nuova linfa a Forza Italia in Sicilia. La nostra non è una partita contro il commissario Marcello Caruso, ma dobbiamo dare una scossa al partito». Di ritorno da Bruxelles, Marco Falcone fuga ogni dubbio sul futuro dei berlusconiani nell’Isola.

Ha parlato di difesa delle roccaforti. Sono state date per scontate?
«Sì. E non solo non si possono dare per scontate, ma bisogna comprendere che c’è l’esigenza di valorizzarle, facendo funzionare bene il partito».

Il congresso non è più rinviabile?
«Esatto. Ma non deve essere contro qualcuno. Serve un nome unitario, ma diverso rispetto all’attuale, per aprire una nuova fase. Caruso va ringraziato per il lavoro fatto e di certo nessuno lo “rottamerà”: vogliamo coinvolgerlo, come vice o come classe dirigente. Ma serve un’inversione di rotta».

Ne ha parlato anche con i vertici nazionali del partito?
«Sì, certo, lo sanno bene. Poi bisogna anche riuscire a cogliere i segnali».

In che senso?
«Qualche giorno fa ho espresso la mia opinione, richiamando l’attenzione di tutti su Forza Italia in Sicilia. Il nostro è un pensiero condiviso dalla spina dorsale del partito, che non si ferma solo ai deputati, dove c’è grande preoccupazione».

Qual è il vostro progetto di rilancio?
«Dobbiamo coinvolgere i giovani, premiare il merito, favorire la partecipazione, dare una speranza ai siciliani. Gli elettori devono avere una curiosità verso di noi, che in questo momento purtroppo non hanno. Questo referendum racconta tante cose».

A suo avviso si è trattato di un voto politico?
«È stato soprattutto un voto politico, certamente in Sicilia. Non è stato un voto contro la riforma. Ma chi volete che sia contrario a un sistema giudiziario libero dal correntismo? Chi è contrario al principio che chi è bravo viene premiato e chi sbaglia viene sanzionato? Purtroppo però, facendo campagna referendaria, io e tanti altri ci siamo accorti che gli elettori si sarebbero espressi su altro, non solo sul merito della riforma».

E adesso?
«C’è un campanello d’allarme che non può essere ignorato. La presidente Meloni lo sta ascoltando».

Pensa che debbano esserci conseguenze anche in Sicilia?
«Non sono io che devo decidere. Io in questo momento sono concentrato a lavorare per non fare allontanare la gente da Forza Italia. Io posso anche dare dei suggerimenti, se vengono richiesti. Ma a un certo punto dovranno essere i partiti ad assumere delle decisioni».

Se Forza Italia in Sicilia avesse avuto una guida autorevole, avrebbero anche sovraesposto meno il presidente della Regione a scelte difficili?
«Probabilmente sì».

C’è una questione morale enorme nel centrodestra siciliano. Pensa sia arrivato il momento di affrontarla?
«I problemi si affrontano. Se si ritiene che in un certo momento bisogna prendere una strada, perché qualcosa potrebbe compromettere l’immagine complessiva del governo e delle istituzioni, allora è chiaro che quella deve essere la linea. E la linea della premier mi sembra chiara. Poi attiene alla sensibilità dei singoli».

Dovrebbero fare un passo indietro?
«Non potrei dirlo mai, il garantismo è il nostro faro. Quando venni rinviato a giudizio, rimisi la delega nelle mani dell’ex presidente Nello Musumeci. Ma sono scelte che attengono alle singole sensibilità, o ai partiti. Non sta nemmeno a Schifani prendere una scelta, noi siamo garantisti»..

Miriam Di Peri, La Repubblica Palermo